Scegliere una buona macchina fotografica (digitale)

Scrivo questi appunti per fissare i criteri principali con i quali scegliere una macchina fotografica compatta.

Una macchinetta fotografica è composta da un corpo macchina e un obiettivo. L’obiettivo è chiuso dall’otturatore, che impedisce alla luce di entrare. Quando si scatta la fotografia l’otturatore si apre, la luce passa nelle lenti dell’obiettivo, ed entra nel corpo macchina. Qui le macchine fotografiche più vecchie alloggiano il rullino, che viene impressionato dalla luce. Nelle macchine digitali c’è un sensore elettronico, in grado di “vedere” la luce e rappresentarla sotto forma di informazioni digitali, da cui ricavare un file.

Se il sensore è colpito da più luce la foto sarà più luminosa e bella. La quantità di luce dipende dalla dimensione dell’apertura dell’otturatore, detta apertura focale. E’ espressa con un valore preceduto dal simbolo “f”. Più il valore è basso, maggiore è l’apertura dell’otturatore. Solitamente viene riportata l’apertura massima. Un valore medio di apertura focale è f3.0.

In alcuni casi, come di notte, la luce è troppo poca per poter avere un’immagine decente. Occorre quindi agire sulla sensibilità ISO del sensore. Più la ISO è alta, più il sensore sarà sensibile alla luce, e la foto sarà luminosa. Tuttavia la sensibilità ha un costo: il sensore introdurrà un maggiore rumore, cioè pixel di colore sbagliato dovuti all’imprecisione del sensore. Quindi è opportuno aumentare la sensibilità solo come ultima scelta. Va detto che ogni sensore ha una qualità diversa, per cui a parità di luce e ISO il rumore cambia da sensore a sensore.

Il secondo fattore importante è il tempo in cui rimane aperto l’otturatore. Se il tempo di scatto è alto il sensore riceve più luce, ottenendo una foto migliore. Purtroppo se il soggetto non rimane fermo durante lo scatto la foto sarà mossa. Quindi per un soggetto in movimento è necessario uno tempo di scatto breve.

L’ultimo parametro utile da conoscere è la lunghezza focale, definita come la distanza tra il centro dell’obiettivo e il piano del sensore. Lo zoom ottico permette di variare questa distanza. Quando è piccola l’obiettivo ha un angolo di visuale maggiore, utile quando si fanno fotografie vicino al soggetto, ad esempio negli spazi chiusi. Quando si aumenta la distanza, l’angolo si riduce, ma la scena inquadrata appare più vicina e ingrandita.

Un obiettivo con una lunghezza focale minima molto piccola (es. 10mm) viene detto grandangolo, mentre con una lunghezza focale massima alta è detto teleobiettivo. Lo zoom viene espresso come fattore rispetto alla focale minima. Per esempio una macchinetta con una lunghezza focale minima di 24mm e uno zoom di 10x, potrà arrivare ad una lunghezza massima di 240mm.

Lo zoom digitale, invece, è solo un ingrandimento della fotografia eseguito dopo lo scatto, che quindi ne riduce la risoluzione. Questo tipo di zoom può essere applicato anche a posteriori con un qualunque PC/smartphone/tablet.

Un’altra caratteristica utile è lo stabilizzatore ottico d’immagine, un dispositivo meccanico che compensa le piccole vibrazioni che si trasmettono alla macchina fotografica nel momento in cui viene scattata la foto, riducendo la possibilità che la foto venga mossa. Anche qui non bisogna confonderlo con lo stabilizzatore digitale, che invece è un semplice filtro software applicato dopo lo scatto della fotografia.